ELEZIONI EUROPEE: ASSURDITA’, PARADOSSI, BIZZARIE. MA L’IGNORANZA E’ L’UNICA COERENTE

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di Luca Cappellini – Manca esattamente un mese alle elezioni europee. Tolti gli impegni lavorativi, familiari, di svago, tolte le ore di sonno e gli imprevisti, possiamo fare un semplice calcolo per determinare quante ore abbiamo da oggi all’8 giugno per valutare e confrontare i programmi, leggere i curriculum dei candidati, con l’obiettivo di eleggere all’Europarlamento i migliori rappresentanti possibili che possano tutelare i nostri interessi.
Con così poche ore sarà impossibile entrare al seggio anche avendo ben chiare le competenze del parlamento europeo, di come funziona la Commissione Europea, di quali compiti si occupa il Consiglio europeo.


Mettiamo per paradosso che tutti gli italiani abbiano ben chiare le competenze di questi organi istituzionali, che i programmi e i curriculum siano facilmente accessibili e che l’elettore abbia una preparazione per sapere fare confronti e decidere in maniera preideologica quale partito e quali candidati siano quelli che garantiranno la miglior rappresentatività italiana al parlamento a Strasburgo.

Aggiungiamo per assurdo che i partiti abbiano preparato programmi strutturati per spiegare i propri programmi e presentare i candidati con schede su competenze e professionalità che possano essere utili in Europa. Prendiamo per auspicabile la bizzarra ipotesi che tutti i candidati si impegnino nello spiegare quale sia la ricetta migliore che propongono quando prenderanno posto al parlamento europeo e che si facciano carico di girare il proprio collegio elettorale spiegando i meccanismi europei.


Di paradossale, assurdo e bizzarro c’e’ che si possa pensare che un importante appuntamento per la democrazia si possa organizzare così.
Girando per le strade il risveglio è avvilente. I cartelloni elettorali parlano per lo più con brevi frasi contro l’Europa, le foto mostrano candidati che per provocazione mangiano grilli o imbracciano fucili, quasi tutti i partiti propongono candidati che una volta eletti non andranno in Europa. Cercando di leggere almeno i progetti e gli ideali da portare in Europa, scopriamo amaramente che a parte un paio di esempi, nessun partito si è preso l’impegno di pubblicare uno straccio di programma.
Questo è il chiaro segnale di cosa pensa la politica del suo elettorato. Perché perdere tempo nello spiegare e nel convincere quando dentro la cabina elettorale il voto verrà espresso con una “X” grazie ad un semplice slogan e nei casi più “virtuosi” verrà scritto un nome tra le preferenze che peraltro non andrà in Europa (ma siamo proprio sicuri che lo sappiano ?).
Durante una partita di calcio i tifosi preferiscono stare al bar a bere Spritz e mangiare noccioline. Quando sentono il fischio alla fine della partita si affacceranno dagli spalti scoprendo che la propria squadra ha vinto. Ecco come festeggeranno gli elettori ai primi exit-poll. Come spiegare i festeggiamenti di chi vincerà queste elezioni ? La preoccupazione più grande sarà interpretare, per l’elettore medio, una vittoria senza sapere perché e cosa si è vinto.

Redazione

La Redazione - L’Epistocratico è il periodico dell’associazione Epistocrazia, che nasce a Milano nel 2019.
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