Se anche la birrocrazia pretende la competenza

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di Luca Cappellini – In Austria nel 2014 è stato fondato il Partito della Birra (die Bierpartei, BIER), un partito satirico austriaco.


Alle elezioni presidenziali in Austria del 2022 il leader Dominik Wlazny ha ottenuto l’8,4% delle preferenze, risultando così il terzo candidato più votato a livello nazionale.


L’alta percentuale di preferenze alle urne è stata ottenuta con il seguente programma:

Rimpiazzare la fontana Hochstrahlbrunnen a Vienna con una “fontana di birra”
Consentire di cenare all’aperto in inverno
Introdurre un test attitudinale obbligatorio per i politici.
Coprire i costi fissi relativi alla pandemia per salvare la scena culturale.
Abolire gli orari di chiusura obbligatoria di ristoranti e bar.
Abolire la tassa sulle bevande nei bar/ristoranti e compensare con una nuova tassa del 50% su radler (birre addizionate con il limone) e “altre atrocità”
Dare una fornitura mensile universale di un fusto di birra a tutte le famiglie austriache (50 litri per adulto e 20 litri per bambino)
Mettere al bando le radler a Vienna e istituire un programma di riacquisto di radler, scambiandolo con birra.
Aumentare l’affluenza alle urne, consentendo agli elettori di “restituire alla politica austriaca la serietà che merita”
Una persona è una persona, vivi e lascia vivere (ad eccezione dei bevitori di radler).

Al momento il giovane leader del partito Dominik Wlazny, in arte Dr. Marco Pogo, sta programmando la presentazione dei candidati per le elezioni alle europee a cui mancano 1,2 milioni di euro per finanziare la campagna elettorale. Se riuscirà a completare la campagna di tesseramento con altri 20.000 tesserati (la quota annuale è di 59 euro) il leader della birrocrazia ha dichiarato che è pronto per sedersi nel Parlamento Europeo.


È preoccupante che un partito “satirico” possa ottenere dal nulla un risultato così eccezionale. Potremmo essere giustamente allarmati che il voto sia stato dato con la prospettiva di poter avere una fontana di birra in centro alla capitale o per l’aspettativa di ricevere il proprio fusto di birra mensile.

Ma l’epistocratico, inguaribile ottimista, potrebbe anche illudersi che gli elettori abbiamo compreso la parte ironica del programma e votato consapevolmente per il terzo punto che vuole introdurre un test obbligatorio sulle competenze e le attitudini degli eletti.


Se questa proposta di buon senso viene prevista anche da un partito così tanto discutibile, qual è l’inibizione che frena i partiti seri e strutturati nel mettere la competenza e la preparazione di eletti ed elettori come primo punto dei propri programmi?


Brindiamo con un boccale di birra a questa proposta, “Prosit!”.
Dal latino prosit, ovvero “che giovi” parlare di competenze, di partecipazione seria degli elettori al voto, di sovvenzionare la cultura, anche intorno a una poco seria fontana di birra.


Se solo i politici si fermassero nel brindare con una sola birra media e non continuassero l’ubriacatura del populismo e dei facili slogan, che fanno girare la testa ad un elettorato manipolabile, potremmo sperare in una sobria epistocrazia.

Credit foto john Parry unsplash

Luca Cappellini

Warehouse Stock Manager in azienda leader delle Grande Distribuzione Organizzata. Bibliomane appassionato e quando i quattro figli lo permettono si dedica all’arte della navigazione a vela e al violento gioco degli scacchi. La parola usata più di frequente è “pragmatismo”.

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